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Il rapporto della FAO 2009

Più di 1 miliardo di persone nel mondo soffrono la fame, il 9% in più rispetto all'anno scorso.


La fame nel mondo 
continua ad aumentare a causa della crisi economica e oggi colpisce più di 1 miliardo di persone, cioè un sesto della popolazione totale: lo afferma il rapporto annuale "The State of Food Insecurity" (SOFI), pubblicato dalla FAO, insieme con il Programma alimentare mondiale (WFP), secondo cui gli affamati sono cresciuti del 9% nel corso del 2009, arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970.«Nessun paese è stato risparmiato e oggi sono i paesi più poveri - e le popolazioni più indifese - che ne soffrono di più le conseguenze», ha deplorato il direttore generale della FAO, Jacques Diouf.


La maggior parte delle persone malnutrite, secondo il rapporto SOFI, risiedono nella regione Asia-Pacifico (642 milioni), seguite dall'Africa subsahariana (265 milioni), dall'America latina (53 milioni), Vicino Oriente e Nord Africa (42 milioni) e nei paesi sviluppati (15 milioni).
 Una ricerca della Fondazione per la sussidiarietà resa nota recentemente, riporta che anche in Italia il 5,3% delle famiglie, pari a 3,5 milioni di persone, non ha abbastanza soldi per un’alimentazione adeguata. Gli affamati sono 265 milioni nell'Africa sub-sahariana, in America Latina e Caraibi 53 milioni, nel Vicino Oriente e Nord Africa 42 milioni.

 Il rapporto è stato pubblicato in concomitanza con la Giornata mondiale dell'alimentazione, 16 ottobre scorso. Dalle cifre emerge una tendenza negativa ormai decennale, emersa anche prima della attuale crisi economica. Dopo i passi avanti «notevoli» degli anni 80 e degli inizi degli anni 90, in larga misura grazie all'incremento degli investimenti in agricoltura seguiti alla crisi degli anni 70, si è avuto tra il 1995 e il 1997 un calo sostanziale degli aiuti pubblici allo sviluppo, che ha fatto aumentare il numero dei sottonutriti

Sedici paesi sono identificati dalla FAO come particolarmente vulnerabili a causa di crisi nazionali o regionali: si tratta di Somalia, Afghanistan, Etiopia, Iraq, Eritrea, Sudan, Haiti, Burundi, Repubblica democratica del Congo, Liberia, Angola, Mongolia, Corea del Nord, Uganda, Tagikistan e Georgia.


«I leader dei maggiori paesi del mondo hanno reagito con determinazione alla crisi economica e finanziaria 
e sono stati in grado di mobilitare miliardi di dollari in un lasso di tempo molto breve: la stessa azione decisa è adesso necessaria per combattere fame e povertà »: così si è espresso il direttore generale della FAO. Purtroppo «nel momento in cui il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto un picco storico, vi è il più basso livello di aiuti alimentari mai registrato» ha dichiarato Josette Sheeran, direttrice esecutiva del WFP. Ad esempio, le 17 economie più importanti dell'America latina nel 2007 hanno ricevuto 184 miliardi di dollari in entrate finanziarie, cifra che si è dimezzata nel 2008, con 89 miliardi di dollari, e si prevede diminuirà ulteriormente nel 2009, con 44 miliardi di dollari.


Secondo le ultime stime, per l'anno 2050 
la popolazione mondiale supererà i nove miliardi di persone, vale a dire che rispetto a oggi ci saranno un terzo di bocche in più da sfamare. Questo significa non solo riuscire a produrre il 70% in più di cibo, nonostante le incertezze e le difficoltà derivanti dal cambiamento climatico, ma anche far sì che vi sia una distribuzione più equa e che tutti abbiano accesso al cibo di cui hanno bisogno.


Purtroppo «è ormai irraggiungibile» il primo «obiettivo ONU del Millennio»
 che aveva come target di dimezzare il livello degli affamati entro il 2015 : lo ha sottolineato il segretario generale di Action Aid Marco De Ponte, commentando il Rapporto sull'insicurezza alimentare della FAO. «Ogni sei secondi un bambino muore di fame, ma questo scandalo potrebbe facilmente essere eliminato se tutti i governi intervenissero in modo determinato». Secondo ActionAid, «basterebbe seguire le politiche seguite dai governi del Brasile e della Cina, oppure come quelli di Ghana, Vietnam e Malawi». Nella ricerca su "Chi sta veramente combattendo la fame?", Action Aid analizza il lavoro di 51 governi e non mancano le sorprese: la Cina, ad esempio, si classifica seconda tra i paesi in via di sviluppo, poiché ha ridotto i numeri della fame di 58 milioni in dieci anni attraverso un deciso supporto dello Stato per i piccoli contadini. Al contrario in India ci sono oltre trenta milioni di affamati in più rispetto alla fine degli anni 90.


Su ventidue paesi industrializzati, nella classifica di Action Aid, la Gran Bretagna è ottava, la Francia nona, gli Stati Uniti ventunesimi e l'Italia è quattordicesima. Al primo posto il Lussemburgo, e fanalino di coda la Nuova Zelanda.

 

Elemento chiave i piccoli contadini

Il rapporto conclude che uno dei modi migliori e più fruttuosi dal punto di vista economico per uscire dalla povertà rurale e dalla fame, è investire a favore dei piccoli contadini.  Circa l’85 per cento delle conduzioni agricole del mondo hanno dimensioni inferiori ai due ettari ed i piccoli contadini e le loro famiglie rappresentano due miliardi di persone, vale a dire un terzo della popolazione mondiale.

L’Indonesia, il Messico e la Sierra Leone sono esempi di paesi che hanno sviluppato approcci innovativi che rafforzano e sostengono i piccoli contadini.

Ci potrebbe comunque essere ancora bisogno di assistenza d’emergenza in alcuni dei paesi dove sono calati i tassi di sottonutrizione, specialmente quelli che partivano da percentuali molte alti di popolazione che soffriva la fame.

 

Per approfondimentiwww.fao.org

 

 

14 ottobre 2009

Il Papa oggi è intervenuto al vertice mondiale della FAO precisando un punto fondamentale: non esiste una relazione causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame (basta pensare al solo dato dell'Africa che è globalmente sotto-popolata). Il problema è causato da altri fattori:  "Le statistiche testimoniano la drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più povere, il limitato accesso al mercato e al cibo. Tutto ciò mentre si conferma il dato che la terra può sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti. Infatti, sebbene in alcune regioni permangano bassi livelli di produzione agricola anche a causa di mutamenti climatici, globalmente tale produzione è sufficiente per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro. Questi dati indicano l'assenza di una relazione di causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame, e ciò è ulteriormente provato dalla deprecabile distruzione di derrate alimentari in funzione del lucro economico.Nell’Enciclica Caritas in veritate ho osservato che "la fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all'acqua regolare e adeguato…, sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari…”.

 

FONTI: Il Sole24oreAvvenireIl Corriere della Sera

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