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Tra abbondanza e mancanza. Il cibo: bivio per la pace

10-11-12 ottobre 2008 - Castel San Pietro Terme

Cibo, energia e acqua sono il motivo scatenante degli attuali conflitti che purtroppo insanguinano troppe parti del mondo. L'ingordigia è sempre il motore di lutti e guerre in tutto il pianeta. Il cibo influisce direttamente sulla vita e sul benessere delle persone e il suo consumo implica aspetti molto diversi e complessi: sedersi a tavola, o accostarsi al cibo, in tutte le culture è un atto simbolico, antropologico e religioso: nei comportamenti alimentari si definiscono, di fatto, molte pratiche sociali della cultura di appartenenza.

L'accesso al cibo è sempre stato strettamente connesso alla capacità economica di ciascuno, per cui taluni cibi sono segno di status, altri, una drammatica necessità per la sopravvivenza. La quantità e la qualità del cibo che assumiamo determinano il nostro stato di salute e la nostra capacità di supportare la nostra vita. Nella società consumistica attuale ci stiamo dimenticando che il cibo e l'acqua sono un diritto che determina la libertà di ogni persona e le sue capacità progettuali: una persona affamata o malnutrita non è in grado di vedere il suo futuro, perché strozzata in una logica di mera sopravvivenza.

La FAO ha definito il concetto di "food security" nei seguenti termini: "Possiamo definire cibo nei termini di ciò che è sempre a disposizione per il consumo e che ogni persona sa come procurarsi; ciò che è adeguato sotto il profilo nutrizionale nei termini di quantità, qualità e varietà, e che è accettato all'interno della propria cultura di appartenenza". Circa la possibilità di accesso al cibo, nel panorama globale, assistiamo all'abbondanza che degenera in spreco e in malattia nei paesi cosiddetti sviluppati, a fronte della fame e della denutrizione in molti paesi in via di sviluppo; queste sono le due facce di una medaglia, che vede entrare in causa interessi di varia natura. Nei paesi ricchi il cibo è abbondante e spesso sprecato: si comprano molte vivande, molte volte di basso costo e di cattiva qualità a danno della salute; indice di un sistema economico che spreca moltissima energia nel produrre alimenti, molte volte di qualità scadente che finiscono in rifiuti.

Storicamente, prima della rivoluzione industriale, nelle società agricole di tutto il continente europeo, caratterizzate da una economia autarchica, questo non avveniva, come non accade oggi nelle società ad economia agricola dei paesi in via di sviluppo: una diversa filosofia in cui nulla deve essere sprecato. La produzione del cibo determina l'organizzazione dei distretti agroindustriali ed ha un'incidenza vitale nell'economia di un paese. Al giorno d'oggi tre grossi gruppi si stanno confrontando, gli uni contro gli altri, sul tema del cibo: il commercio agricolo mondiale, per lo più mosso dal profitto, gli agricoltori con tutte le difficoltà e le sfide delle moderne tecnologie, e i consumatori alla ricerca di miglior qualità a prezzi accettabili, ma spesso confusi sulle realtà di produzione dal marketing agroindustriale.

Il principio di non discriminazione della "nazione più favorita" promosso dal GATT (General Agreement on Tariff and Trade), è quantomeno discutibile, in quanto non tiene assolutamente in considerazione le diversità precipue delle produzioni agricole locali; infatti, ci sono molte voci che difendono i diritti di ogni nazione ad avere un'economia rurale dinamica e autosufficiente, anche in condizioni produttive difficili. L'agricoltura è cultura di ogni paese. Si rifà a pratiche millenarie che hanno plasmato l'ambiente e non è omologabile da nazione a nazione; cosa sarebbe la Toscana senza le sue colline e i suoi vigneti? E la Baviera senza le sue caratteristiche aziende agricole e le grandi estensioni di pascoli per mucche da latte?

Tanto è ricco di fascino l'assetto delle enclosures inglesi, quanto lo è il paesaggio dato dal sistema de l' "herbage et bocage", che caratterizza la Francia occidentale. Le politiche di tutela attuate dall'Europa nei confronti delle sue produzioni agricole rispondono ad una logica di protezione della sua storia millenaria, che andrebbe altrimenti perduta con l'abbandono di queste culture; così come le realtà dei paesi in via di sviluppo hanno caratteristiche antropiche che non possono essere ignorate. Per salvare la biodiversità dobbiamo scongiurare l'uniformità, che andrebbe a vantaggio solo di spietati interessi economici. Di fronte a questo scenario, risulta evidente come siano urgenti riforme delle politiche commerciali e delle regole del commercio mondiale per ridurre la povertà e di conseguenza l'insicurezza alimentare e la fame.

Riuscire ad ancorare alla terra i contadini significa scongiurare l'esodo verso le città; l'attuale tendenza, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ad abbandonare la vita nei campi verso città - metropoli, crea fame, emarginazione e ghetti prede di una criminalità sempre più incontrollabile e feroce. Al tempo stesso, l'Unione Europea, di fronte alla crisi della propria agricoltura, causata dalla concorrenza esterna, ha dovuto mettere sul campo nuove politiche di marketing rurale, tese soprattutto alla tutela delle produzioni locali e tipiche. Si veda il caso italiano, con il rilancio dei distretti agroalimentari e la definizione legislativa della nuova Impresa Agricola Multifunzionale, tesa a dare nuove possibilità di remunerazione agli imprenditori agricoli, per scongiurare l'abbandono del settore.

In questa situazione ha fatto, inoltre, l'ingresso come nuovo attore, l'OGM (Organismo Geneticamente Modificato) oggetto di molte contestazioni, che vede contrapporsi nettamente i sostenitori, favorevoli ad uno sviluppo della ricerca in una ottica di progresso dei sistemi colturali, e i detrattori, intimoriti dagli esiti futuri incerti sulla salute dell'individuo e dalla temuta scomparsa della biodiversità della specie. Molti agricoltori rifiutano di diventare completamente dipendenti dalle compagnie multinazionali che controllano la produzione delle sementi modificate. La netta contrapposizione tra i cultori dell'agricoltura alternativa (biologica, biodinamica, a lotta integrata) fautori di un rispetto dell'ambiente, e i cultori delle nuove biotecnologie applicate all'agricoltura, è destinato a prolungarsi nel tempo.

Gli interessi sul campo sono tali da scatenare una contrapposizione così forte, da impedire un dialogo che crei una comune base di ricerca, che possa dare alle persone un'informazione reale su questo argomento vitale, al di là delle polemiche spesso inutili scatenate dai media.

Il nostro progetto contro lo spreco e le parole di Papa Francesco

 «Il cibo sprecato è cibo rubato ai poveri»
 
Il Papa ha denunciato la tirannia del denaro e dello scarto, contro la persona ."Quello che comanda è il denaro - ha detto a braccio all'udienza generale - i soldi comandano, e Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, a noi, gli uomini e le donne, noi abbiamo questo compito". "Se muore una persona non è notizia, se tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia, sembra normale, non può essere cosi". Non abituiamoci al superfluo e allo spreco di cibo, ha detto.Oggi - ha detto il Papa all'udienza generale, davanti a oltre 70 mila persone in piazza San Pietro - vorrei soffermarmi sulla questione dell'ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni, me lo suggerisce anche la odierna Giornata mondiale dell'ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che lancia un forte richiamo a eliminare gli sprechi e la distruzione degli alimenti".

Papa Francesco ha quindi ricordato "le prime pagine della bibbia", in cui si dice che Dio ha affidato la creazione all'uomo e alla donna ," perché la coltivassero e la custodissero, cosa vuole dire - ha chiesto - 'coltivare e custodire', stiamo veramente coltivando e custodendo il creato oppure lo stiamo sfruttando e trascurando?".
L'agricoltore cura la terra, ha spiegato papa Bergoglio, "perché dia frutto e perché questo frutto sia condiviso: è una indicazione di Dio data non solo all'inizio della storia, ma a ciascuno di noi, è parte del suo progetto, vuole dire far crescere il mondo con responsabilità, farlo crescere perché sia un giardino abitabile per tutti".
Papa Francesco ha quindi osservato che "Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo richiede cogliere il ritmo della creazione, invece, presi dalla logica del dominare, del manipolare, non rispettiamo la creazione, non la consideriamo come dono gratuito, stiamo perdendo l'atteggiamento dello stupore, dell'ascolto, della contemplazione della creazione, così non reggiamo più il ritmo della storia d'amore di Dio con l'uomo".
Il Pontefice si è quindi chiesto perché accada questo. "Ci siamo allontanati da Dio, - ha osservato - non leggiamo il suo segno: il coltivare e custodire non comprende solo l'ambiente, riguarda anche rapporti umani e i papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata a quella ambientale".
"Stiamo vivendo un momento di crisi - ha detto il Pontefice - lo vediamo nell'ambiente, ma soprattutto nell'uomo: la persona umana oggi è in pericolo, ecco l'urgenza della ecologia umana".
A giudizio di papa Bergoglio "il pericolo è grave perché non è solo questione di economia, ma di etica e antropologia, la chiesa - ha detto - lo ha sottolineato più volte e molti dicono 'si è giusto è vero', ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche" del mercato, "quello che comanda è il denaro, i soldi comandano, ma Dio nostro padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi, gli uomini e le donne, noi abbiamo questo compito".
Dopo le sue critiche al fatto che fanno notizia gli indici di borsa e non le persone e i bambini che muoiono di fame, e dopo la condanna della cultura dello spreco, il Pontefice ha fatto riferimento al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Con il miracolo, ha spiegato avanzano 12 ceste, "non ci sono scarti, il 12 rappresenta simbolicamente le tribù di Israele, cioè tutto il popolo, e questo ci dice che quando il cibo viene condiviso, niente va perduto ecologia umana e ecologia ambientale camminano insieme".
Papa Francesco ha concluso la catechesi chiedendo di prendere sul serio l'impegno contro lo spreco e per una ecologia anche della persona. Invito questo che ha ripreso nei saluti ai diversi gruppi linguistici. Al gruppo arabo ha ricordato anche la situazione dei senza tetto: "Non abituiamoci alla tragedia della povertà, ai drammi di tante persone senza tetto che muoiono sulle strade, a vedere tanti bambini senza educazione e assistenza medica".

(FONTE: Avvenire - 5 giugno 2013)

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