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Conferenza: LE DIETE ARTIFICIALI

Rapporto con la salute, in particolare con l'insorgenza del cancro, problematiche sociali di tale fenomeno di costume, ripercussioni verso i paesi più poveri di questi prodotti alimentari preparati anche attraverso la "chimica" e la "tecnologia"

Si è svolto a Castel San Pietro Terme, presso la sala Sassi, il primo incontro tenuto dalla dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttore dell’Istituto Ramazzini, sul tema dell’alimentazione artificiale: rapporto con la salute, in particolare con l’insorgenza del cancro, problematiche sociali di tale fenomeno di costume, ripercussioni verso i paesi più poveri di questi prodotti alimentari preparati anche attraverso la “chimica” e la “tecnologia”.

Per “dieta artificiale” si intendono i cibi e le bevande preparate industrialmente , in serie e in grandi quantità, a basso costo, con gusti omogeneizzati, trattati per essere conservati a lungo, imballati per facilità di trasporto e stoccaggio.

Per raggiungere l’obiettivo di questi prodotti alimentari si utilizzano in tutto il mondo un numero grandissimo di prodotti chimici dei quali per la maggior parte non se ne conosce ancora l’influenza sulla salute umana.

Ci possiamo rendere conto di ciò se leggiamo attentamente la composizione di molti prodotti che sono sugli scaffali dei mercati: emulsionanti, antiossidanti, regolatori di acidità, coloranti, conservanti, dolcificanti artificiali, ecc…

Tutto ciò non solo ha una relazione diretta con l’insorgere di tumori, ma anche con altre gravi malattie da ipernutrizione come quelle vascolari, il diabete e l’obesità.

Questo fenomeno sociale, indotto da alcune lobby mondiali attraverso le loro “spinte politiche” e le loro pubblicità, induce i paesi più benestanti a costi esorbitanti per il sistema sanitario e per mantenere la filiera tecnologica in continuo sviluppo e sempre più attrezzata per vincere le concorrenze. D’altro canto, come al solito, c’è la corsa all’espropriazione dei paesi più poveri delle loro materie prime, l’induzione a coltivazioni intensive per soddisfare le necessità del mondo industrializzato a scapito delle coltivazioni tradizionali, che contribuirebbero a mantenere le “biodiversità” e i “saperi tradizionali” delle colture che, altrimenti, verrebbero persi a discapito della possibilità di ritornare a regimi alimentari più sani e confacenti alla fisiologia umana.

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