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Tutto il documento di presentazione....

Cibo, energia e acqua sono il cuore degli attuali conflitti che purtroppo insanguinano troppe parti del mondo. Nell’ultimo anno è drammaticamente emersa una crisi alimentare senza precedenti, che sta affamando migliaia di persone nelle aree più povere del mondo. L’obiettivo dichiarato dei Millenium Development Goals di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che soffrono di fame, è diventato un miraggio, di fronte ad un peggioramento della situazione senza precedenti.

Oltre a ciò, a causa della crisi economica mondiale, che ha investito globalmente tutti i paesi, con prospettive attuali molto negative, si paventa, come estrema conseguenza, una diminuzione degli investimenti nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS).

L'impennata globale dei prezzi dei generi alimentari ha messo altri 40 milioni di persone nella lunga lista delle popolazioni affamate. Ed ora è di quasi un miliardo il numero delle persone denutrite nel mondo, secondo il rapporto 2009 pubblicato dalla FAO. E l'attuale crisi finanziaria ed economica - avverte l'agenzia dell'ONU con sede a Roma – ha fatto lievitare il numero degli affamati: “I prezzi alimentari sono calati dall'inizio del 2008, ma l'abbassamento dei prezzi non ha messo fine alla crisi alimentare di molti paesi poveri” ha dichiarato il Vice Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem: “Per milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo, riuscire a mangiare ogni giorno una quantità di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana è ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l'accesso alla terra, al credito e all'occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari, continuano a essere una spaventosa realtà”, ha sottolineato Ghanem. I prezzi dei principali cereali sono calati di oltre il 50 per cento rispetto al picco raggiunto agli inizi del 2008, ma rimangono tuttavia alti rispetto agli anni precedenti. Nonostante un sensibile calo, l'Indice FAO dei prezzi alimentari nell'ottobre 2008 era ancora un 20 per cento più alto rispetto all'ottobre 2006. (Avvenire, 9 dicembre 2008)

In altre parole, mentre l’Occidente ricco faceva i conti a Natale con qualche regalo in meno o con un cenone in minor grado ricco, nei paesi poveri la preoccupazione era riuscire a mangiare!

Il cibo riguarda il benessere della persona e il suo consumo implica una serie di aspetti estremamente diversi e complessi. Sedersi a tavola è un atto culturale, simbolico, antropologico e religioso: nei comportamenti alimentari si definiscono, di fatto, molte pratiche sociali della cultura di appartenenza. L’accesso al cibo è strettamente connesso alla capacità economica di un individuo, per cui taluni cibi diventano segno di status, altri una drammatica necessità per la sopravvivenza. La qualità e la quantità del cibo che ingeriamo determinano il nostro stato di salute e la nostra capacità di supportare la nostra vita. Ma il cibo è, sopratutto, un diritto che determina la libertà di una persona e le sue capacità progettuali: una persona affamata o malnutrita non è in grado di vedere il suo futuro, perché strozzata in una logica di mera sopravvivenza.

La FAO, durante il WFS (World Food Summit) del 1996 ha definito il concetto di Food Securitynei seguenti termini:

 “Food that is avaible at all times that all persons have means of access to it, that it is nutritionally adeguate in terms of quantity, quality and variety, and that it is acceptable within the given culture”[1].

Circa la possibilità di accesso al cibo, nel panorama globale assistiamo, da un lato, all’abbondanza che degenera in spreco e in malattia nei paesi cosiddetti sviluppati, a fronte della fame e della denutrizione in molti dei PVS, dall’altro. Due facce di una medaglia sfaccettata, che vede entrare in causa interessi di varia natura. 

Nei paesi ricchi il cibo è, per lo più, sprecato: si comprano molte vivande, il più delle volte di basso costo e di cattiva qualità. Questo, oltre a generare problemi nella salute, è segno di un sistema economico che consuma moltissima energia nel produrre alimenti, spesso di qualità scadente, che spesso finiscono in rifiuti (si pensi a quanto nei supermercati viene eliminato perché avariato o a quanto noi stessi eliminiamo nel pattume perché non consumato).

Pertanto il “No allo spreco” è il primo atto da compiere per limitare un abuso di energia sotto tutti i punti di vista.

La produzione alimentare attuale vede, di fatto, fronteggiarsi su due contrapposti versanti, il business del commercio agricolo mondiale, mosso da logiche di mero profitto, contadini e consumatori, uniti in un cammino incerto di difesa di diritti e di ricerca della qualità. In materia agricola si è pronunciato anche il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), durante l’“Uruguay Round”(1986/1994 - Punta del Este - Ginevra - Marrakech); il principio di non discriminazione della “nazione più favorita” applicato dal GATT è però discutibile, in quanto non tiene assolutamente in considerazione le diversità precipue della produzione agricola rispetto a quella industriale.

E tutto questo di fronte ad un dato, diffuso dal Rapporto della FAO 2009, che ancora oggi circa l'85% della produzione agricola mondiale si basa sulle piccole aziende agricole che producono su scala familiare.

 

Cibo ed energia: un binomio imprescindibile; l’energia solare e idrica ci consentono di coltivare i cereali, che in parte sono destinati all’alimentazione umana, in parte usati per l’alimentazione degli animali, in parte per la produzione di bio-energie. Nel momento in cui noi consumiamo carne, spesso non comprendiamo quanta energia viene usata per produrre quella carne e quanta ne sprechiamo se buttiamo via quella carne, perché avariata. Quanta energia viene usata per portare, fuori stagione, le ciliegie cilene sui mercati italiani? Quanto petrolio viene usato per produrre la plastica che serve per il packaging dei prodotti alimentari?  Quanta energia possiamo risparmiare incentivando un consumo locale dei prodotti e destinando parte dei soldi risparmiati in investimenti per lo sviluppo dei paesi poveri?

Emerge sempre più la necessità di mettere a punto un modello di sviluppo sostenibile, nell’accezione del Premio Nobel Amartya Sen, che dia a tutti la possibilità di vivere decorosamente in un pianeta in cui l’energia e le risorse sono state troppo sfruttate.

 

A seguito del convegno, organizzato in ottobre 2008, dal titolo “Tra abbondanza e mancanza. Il cibo: bivio per la pace”, organizzato da Pace Adesso Peace Now ONLUS, in partnership con il CEFA. Il seme della solidarietà e IofC International a Castel San Pietro Terme, l’associazione Pace Adesso Peace Now ONLUS vuole portare avanti il lavoro iniziato con il convegno per costituire una rete di lavoro italiana ed internazionale, al fine di aumentare la coscienza critica nei confronti del consumo del cibo. Perché, in questo scenario, la nostra responsabilità di consumatori è enorme, e proprio sul terreno di un consumo consapevole si gioca la partita del futuro di milioni di persone oggi condannate a non avere speranza! Il non aver speranza è purtroppo il motore di conflitti e per questo Pace Adesso Peace Now ONLUS pone la massima cura e attenzione allo sviluppo culturale e all’azione su questo tema.

La base di partenza di questo lavoro è di creare un punto di visibilità per promuovere la conoscenza di tutto quanto viene fatto per accrescere la cultura del cibo, in tutti i suoi aspetti: il background teorico, soprattutto sotto il profilo sociologico e antropologico, il sapere scientifico e medico, nei termini di dieta corretta e sicurezza degli alimenti, l’azione delle ONG per garantire l’autosufficienza alimentare nei PVS, l’azione degli enti locali, come Province e Regioni, per l’educazione al cibo e la tutela dei prodotti locali e dei marchi, il Fair Trade, i Gruppi di Acquisto (GAS), contributi di Enti di Ricerca, e tutto quanto altro risulterà dal lavoro di studio e di coordinamento.

La filosofia è quella del lavoro comune, per dare massimo risalto a tutte le azioni, al fine di renderle note il più possibile al pubblico. Ogni gruppo, Ente, singolo ricercatore, associazione o ONG creerà il proprio spazio spiegando la sua attività e mettendo il link al proprio sito. Un’azione per creare un luogo di riflessione e di riferimento tra i vari attori impegnati sul campo, la società civile e i cittadini.

Un lavoro questo che cambi il nostro modo di pensare: noi non siamo solo dei consumatori, ma degli esseri umani che mangiano per vivere. E il diritto al cibo deve essere un diritto per tutti, non solo per pochi eletti.

A questo impegno verrà affiancata una azione di discussione sul web, su temi specifici, con esperti della materia come garanti; i temi che risulteranno essere maggiormente interessanti, saranno proposti, nel corso dell’anno, in incontri pubblici, al fine di renderli noti anche a coloro che non navigano in rete.

Si auspica la possibilità di creare una rete internazionale per allargare questa coscienza sempre più, attraverso la partnership con i Farmers Dialogue e l’IofC International.

Il fine ultimo è quello di stimolare un consumo critico, consapevole di tutti gli aspetti diversi connessi al cibo; questo augurandosi un futuro migliore per tutti colori che oggi soffrono.

 

Cristina Bignardi – Coordinamento Progetto “Food Security e Cibo critico”



[1] “Un cibo che sia disponibile in tutti i momenti a tutte le persone e questo significa poter aver acceso a esso; un cibo che sia sotto il profilo nutrizionale adeguato in termini di quantità, qualità e varietà, e che sia accettato nella cultura di riferimento”. 

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